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La scuola

La sede dove attualmente dimora la comunità – Istituto Maria De Mattias – via De Marinis 92/94 ha una importanza storica perché ne è stata il centro, come casa provinciale, e come sede del noviziato e della formazione per le numerose schiere di Adoratrici nate nel meridione d’Italia.

La Comunità è costituita, oggi, da 11 suore e le scuola conta 6 classi di scuola primaria e 4 sezioni di scuola dell’infanzia. Il ministero pastorale continua con costanza seguendo orientamenti e metodologie nuove.

ADORATRICI DEL SANGUE DI CRISTO

Noi Adoratrici del Sangue di Cristo siamo presenti in questo territorio dal 1936. La sede dove attualmente dimora la comunità – Istituto Maria De Mattias – via De Marinis 92/94 ha una importanza storica perché ne è stata il centro, come casa provinciale, e come sede del noviziato e della formazione per le numerose schiere di Adoratrici nate nel meridione d’Italia.
Siamo approdate in terra di Puglia alla fine dell’Ottocento con l’Istruzione, nella città di Bari, prima di una fiorente Scuola professionale – l’Istituto Borea Angeli -, in seguito di uno dei primi Licei linguistici d’Italia, Istituto Preziosissimo Sangue. Intorno al capoluogo pugliese fiorirono in poco tempo numerose altre scuole: materne, elementari, medie, superiori, di ricamo e di musica, oltre ad educandati ed orfanotrofi, secondo le esigenze e le aspettative del tempo.
Soprattutto le parrochhie trovarono nelle Suore Adoratrici del Sangue di Cristo valide collaboratrici pastorali, impegnate nella evangelizzazione diretta del popolo.
Qui a Bari-Carbonara, abbiamo iniziato la nostra attività educativa con la scuola materna ed elementare. In seguito, per rispondere alle nuove esigenze territoriali la sede ha ospitato un fiorente educandato, la scuola media, la scuola di ricamo, di musica, di economia domestica. Le suore maestre diventano consigliere, cui le giovani ricorrono con fiducia per essere illuminate ed orientate nella scelat dello stato di vita.
Tra  le popolazione resta indelebile il ricordo delle Adoratrici insegnanti: interrogando i più anziani, ancora oggi si manifesta spontaneo il senso di gratitudine commossa e di affetto per le “Monache del prezziosissimo Sangue” che li educarono alla fede e al vivere civile. Tante sono le persone di Carbonara che hanno frequentato la nostra scuola.
Molte generazioni sono cresciute e sono state formate tra le nostre mura, con lo stile e la fisionomia che la Fondatrice Maria de Mattias ha voluto per le sue discepole.
Formare cristiani alla chiesa di Dio, insegnare a pregare, far conoscere l’amore crocifisso di Gesù è stata la sua continua, instancabile missione, per collaborare alla redenzione della umanità intera, per realizzare, detto con le sue parole, “l’ordine di cose che il gran Figlio di Dio è venuto a stabilire con il suo Sangue”.
Un carisma che nella Chiesa ha sottolineato il mistero centrale della Redenzione, realizzata da Gesù con lo spargimento del suo Sangue, dato per amore, fino alla fine. Questo ha detto e continua a dire oggi Maria De Mattias attraverso le Adoratrici: Dio ci ama, ci ha redente con il suo Sangue. Ognuno di noi vale il sangue di Cristo.
Oggi ci troviamo a svolgere in prevalenza il nostro apostolato nell’ambito della scuola dell’infanzia e della scuola elementare. Siamo inserite nell’attività pastorale della parrocchia come catechiste, nei limiti consentiti dal numero e dalla compatibilità con altri misteri.
La Comunità è costituita, oggi, da 11 suore e le scuola conta 6 classi di scuola primaria e 3 classi di scuola dell’infanzia. Il ministero pastorale continua con costanza seguendo orientamenti e metodologie nuove.
Il nostro impegno è rimanere fedeli al carisma che Dio ci ha donato e manifestarlo tra la gente che serviamo: vogliamo dire alle persone che serviamo, con il convincimento della passione, che Cristo è venuto sulla terra per raccontarci l’amore di Dio, e che il suo sangue ne è stato l’espressione più piena.
Con il nostro rapportarci tra noi e con la gente, vogliamo manifestare la cominione, la misericordia, il perdono, la pace, e usare il nostro ministero come mezzo prezioso per trasmettere fiducia, amore, speranza.
Soprattutto vogliamo, con la nostra vita, dare dimensioni alla generosità, al disinteresse, alla letizia, alla profezia. E nutrirla di sanità.

STORIA

«NON VEDEVO ALTRO CHE AMORE»

 L’esperienza eucaristica di Santa Maria De Mattias

Quando Maria De Mattias nel 1834 fondò una nuova congregazione femminile nella Chiesa, volle denominarla “Istituto delle Adoratrici del Divin Sangue”.
«Il nome che noi abbiamo -ella puntualizzò nella prima Regola- ci ricorda che dobbiamo essere pronte di dare anche la vita perché da tutti sia adorato, e benedetto questo Sangue Divino, e che ognuno se ne approfitti a propria salvezza» .
Con questa affermazione la pioniera delle Adoratrici introduce la realtà dell’adorazione sull’aspetto peculiare del Sangue di Cristo, attingendo dalla spiritualità di Gaspare del Bufalo. La spiritualità del mistero redentivo invita alla contemplazione e adorazione di Cristo che offre la vita fino allo spargimento totale del sangue, espressione suprema dell’amore di Dio per l’umanità, mistero racchiuso nella realtà dell’Eucaristia. Il sangue versato da Gesù sulla croce è infatti lo stesso sangue che si fa presenza adorabile nella Eucarestia: corpo e sangue del Redentore.
Promuovere l’adorazione al sangue di Cristo è stata sempre una normativa per le Adoratrici, alle quali era chiesto non solo di avere «sommamente a cuore la divozione al prezzo inestimabile di nostra salute, il Sangue preziosissimo di Gesù Cristo» ma di procurare «di accendere in altri l’amore, la tenerezza, l’affetto, la riconoscenza per sì inestimabile tesoro».
Fu introdotta a questo scopo “l’ora di adorazione al prezioso Sangue”. Una prassi che si può dire nata con la Congregazione, come registra la stessa Fondatrice , e che era allargata alle laiche, chiamate “Adoratrici in Auxilium”.
Le “ore di adorazione” occupavano tutta la giornata, fino a tarda sera ed erano molto frequentate. La pratica era incoraggiata in tutti i paesi in cui operavano le Adoratrici, consigliata nelle occasioni di solennità particolari, con suggerimenti pratici e intenzioni di preghiera.
Era anche un dovere per le Adoratrici assistere ogni giorno al Sacrificio eucaristico, «nulla essendovi in terra che sia di maggior gloria di Dio, né, orazione, né atto di culto più potente ed efficace per impetrare le grazie ed attirare sopra di noi le misericordie di Dio».

Per Maria De Mattias l’Eucarestia non fu solo devozione, ma una esperienza di vita. Molte delle sue lettere, soprattutto quelle scritte al suo direttore don Giovanni Merlini, ne offrono esauriente conferma.
Riporto dal suo carteggio uno stralcio che mi sembra particolarmente significativo.
In esso la scrivente racconta una esperienza che si è verificata durante la celebrazione eucaristica: «In questa mattina dal principio della Messa fino alla Consumazione non so spiegare cosa mi è successo: in specie dopo la consacrazione, il cuore preso da una forza se ne è andato sull’Altare, il mio essere si era sperduto e non vedevo altro che amore».
«Il mio essere si era sperduto e non vedevo altro che amore»: che cosa è questa immersione totale nell’amore se non l’esperienza di Dio? È una assimilazione, una trasformazione della sua anima e dei suoi sentimenti nell’anima e nei sentimenti di Dio, che l’avvolge e la penetra, fino a renderla una cosa con lui. Come un pezzo di carbone nel fuoco, una manciata di sale nell’acqua. Esperienza che la conduce gradualmente alla trasformazione in lui. Sensazione straordinaria che la riempie di soavità perché proprio lì, nel totale disciogliersi di sé, nelle profondità del suo essere si sente raggiunta dalla presenza divina: «nel profondo del mio niente avrò tutto in Gesù».
L’esperienza non è isolata. È ribadita in altre lettere, con intensità incalzante e sempre nel contesto della Eucarestia: dopo la Comunione, durante la celebrazione eucaristica o mentre è in adorazione davanti al Santissimo Sacramento.

Contemplare e vivere l’Eucarestia significò anche per Maria De Mattias crescere nella dimensione della carità per il prossimo, pronta a dare la vita se necessario.
Nel brano seguente si evidenzia il passaggio dall’esperienza di amore personale per Dio all’amore per gli altri: «L’intelletto va discorrendo su tali cose che non può comprendere, il cuore è portato via dilatandosi in quell’Essere di bontà, e di amore, che se non avesse un tal sfogo schiatterebbe per desiderio di amarlo, e di vederlo amato. Dopo tale avvenimento resta l’anima fortificata a patire, e parlare di Dio, compatendo ed amando il caro prossimo e in ispecie le sue figliuole, e le fanciulle, col desiderio di vederle immerse in quell’Essere di amore, ed occupate nel propagarne le glorie».
Inusuale e profondamente ricco di significato l’uso del sostantivo “avvenimento” per definire la sua esperienza di adorazione eucaristica. La sente cioè come una realtà che si realizza, non come una sensazione superficiale. Qualcosa è successo, un fatto si è verificato.
Questo «avvenimento» le conferisce, in una situazione permanente e non passeggera, una attitudine nuova che aderisce alla sua «anima» trasformandola. La rende cioè «fortificata a patire». Patire significò per Maria De Mattias portare su di sé, con forza nuova, le sofferenze di ogni giorno, a motivo del suo ruolo, della malattia, della povertà, dei fraintesi, dei suoi peccati e del peccato dell’umanità, dell’impotenza a rispondere ai bisogni emergenti, della calunnia, della morte di tante giovani consorelle, della fatica nel discernimento, dei viaggi, dei dubbi, delle paure…
E le conferisce l’attitudine a «parlare di Dio». Non si spiegherebbe altrimenti la forza della sua predicazione, continua, assillante, prolungata, ostacolata da una parte, e fortemente richiesta dalla folla. E non se ne conoscerebbe la sorgente dalla quale, donna autodidatta, attingeva il ricco e incontestabile contenuto.
Dall’Eucarestia attinge anche compassione e amore per il «caro prossimo». Frequente nel suo carteggio il tema della compassione per l’uomo, che nasce dalla passione per Dio. Il binomio caro e prossimo, è usuale nel suo linguaggio. Fa pensare alla carità incarnata: l’amore che aveva visto e nel quale si era trovata immersa, si è trasfuso in lei, è diventato operante. Caro vuol dire amato, ma significa anche costoso: un amore che fa spendere tempo, energie, denaro, salute, la vita se è necessario…
Qui si innestano e si intrecciano le testimonianze che offrono i suoi contemporanei: «Aiutava il prossimo come poteva con danaro, con biancheria… e benché il monastero ove risiedeva la Serva di Dio sempre si trovasse in penuria, pure i poveri che bussavano alla porta, ed erano molti, non erano discacciati o rimandati senza qualche carità» . Non parole o concetti sulla carità, ma episodi, che dipingono una donna piena di attenzione e compassione per i disagi degli altri. Piccole cose, come le scarpe che si sfila dai piedi per donarle a una mendicante, una coperta tagliata a metà per condividerla con una suora… Episodi spontanei, imprevedibili, esempi di una carità attenta e solidale, concreta, ricca di cuore. Quel gesto di tenerezza nel dividere la coperta, fu un abbraccio caldo per il cuore della sorella infreddolita, e certamente la riscaldò più di quello scampolo di coperta.
Ma la carità per eccellenza che la spingeva a prediligere i poveri, a evangelizzarli, a istruirli, a inventare ministeri nuovi, a trasgredire severi leggi ecclesiastiche e civili, a parlare, a viaggiare, a scrivere, a predicare… si espresse come risposta ai bisogni più profondi della donna e dell’uomo del suo tempo: la sete di Dio.
Il «prossimo» oggetto della carità di Maria non è un prossimo lontano, ipotetico, generico. È quello che le vive accanto: «le sue figliole» tra le quali vi erano alcune naturalmente amabili, ma anche altre con un «naturale» difficile, che la percossero e la calunniarono; e le «fanciulle», certamente non quelle linde e aristocratiche ritratte nella iconografia, ma ragazzine rustiche, poco allenate all’apprendimento, abituate alla vita dei campi o ai lavori domestici, spesso litigiose e chiassose come tutti i bambini del mondo.
Un prossimo che desiderava vedere «immerso in Dio», conosciuto con esperienza di amore, perché questo considerava il bene maggiore da augurare all’umanità.
E questo fu sempre lo scopo che orientò tutta la vita di Maria De Mattias, modellata su quella di Cristo Gesù. Vita donata in pienezza per ogni persona, con la passione per Dio e la compassione per l’umanità.